Enrico Pambianchi

La maturità

Il rischio di scrivere qualcosa sulla maturità di un artista è veramente elevato. Come si può pensare di parlare di maturità per un percorso in continua ricerca di allegorie e sperimentazioni tecnico pittoriche?

Qualche giorno addietro, ad esempio, Pambianchi mostrava esperimenti condotti su carta attraverso reti dalle maglie sottili usate come timbri trasferibili sui volti dei suoi personaggi. Le stesse tele sono di materiale sempre più nobile, apprettate. I legni scelti sono abete, larice o castagno (come il Caravaggio) e i telai sempre più precisi e robusti iniziati con semplici attacchi ora vengono lavorati a tenone e mortasa.

Da venti anni l’opera di Pambianchi è in continua evoluzione e sarebbe dunque improprio parlare oggi di maturità intesa come giusto momento del compimento del proprio essere artista. Certo i tratti e i ritratti si fanno sempre più precisi, i soggetti sempre più nitidi, i rimandi mentali sempre più lucidi, i materiali sempre più preziosi, le parole sempre più irriverenti e il dialogo con le sue opere sempre più caustico. Grandi e piccole dimensioni si alternano sul tavolo di lavoro. Un tavolo orizzontale e non un cavalletto. Anzi forse entrambi, il secondo usato per la prima fase di costruzione del soggetto, il primo invece, usato per la seconda fase dell’opera, ossia quella dedicata alla stesura di olio, colle e altri materiali in stato liquido. Nulla deve sgocciolare, anche le colature, apparentemente accidentali, sono dirette dalla mano sapiente dell’artista che le conduce e le circoscrive rispetto al soggetto ritratto.

Senza titolo Enrico Pambianchi