FISIOGNOMICA
19 settembre – 05 ottobre 2018
vernissage sabato 22 settembre 2018

“Il viso di un essere umano, di regola, dice cose più interessanti di quelle che dice la sua bocca: poiché il viso è il compendio di tutto ciò che la bocca possa mai dire.”

Arthur Schopenhauer

Fisiognomica,termine che deriva dal greco: physis, che significa natura, e gnosis, che vuol dire conoscenza. E’ una disciplina antica e pseudoscientifica, se ne parla già dal XVI secolo, l assunto è che  cerca di dedurre i caratteri psicologici e morali di una persona analizzando l’aspetto fisico a partire dal viso. Più che guardare le mani, i piedi o la schiena, naturale che si guardi il volto, i lineamenti, le espressioni che li animano, perchè tali espressioni sono quelle che animano la nostra anima. Uno dei più grandi e noti studiosi di fisiognomica è  stato Cesare Lombroso, medico  antropologo, sociologo, filosofo e giurista italiano, considerato da molti uno dei padri della moderna criminologia.  Molti in seguito hanno ipotizzato che gran parte del sapere umano si basasse  sulla neonata Fisiognomica, figlia diretta della Fisionomia,estetica della realtà ,deducendo per mezzo della sensorialità sincronizzata all’ osservazione morfo-genetica quale cosciente parte della legge naturale. La fisiognomica  mostra come ogni elemento del viso suggerisca significati diversi e le principali  osservazioni si basino sul quadro cranio-facciale, il telaio osseo e muscolare del viso e del profilo. Mentre una struttura larga del viso segnala quindi estroversione, una stretta struttura una tendenza ad abilità difensiva e sensibilità. L’osservazione meticolosa dei  “Recettori” come occhi, naso e  bocca esprimono invece scambi inconsci e se di forma e struttura grande in un quadro stretto indicano per esempio che essi assorbono più informazioni provenienti dal mondo esterno  di quanto si possa elaborarne e la tipologia che ne deriva è quella del “Reagente” che disperde energia con una certa facilità. “Recettori” piccoli invece in un quadro largo sono segno di concentrazione con una struttura che si ritrova in individui che procedono per obiettivi con fermezza e determinazione esprimendo comportamenti ed atteggiamenti eterodiretti. Molti artisti, a partire da Leonardo e Michelangelo, passando per il Cinquecento e arrivando ad oggi, sono stati influenzati dagli studi di fisiognomica. Come accennato, Leonardo ha approfondito con generosi scritti e opere, lo studio di questa disciplina regalandoci del materiale ancora oggi prezioso . Nel Cinquecento si afferma un vero e diffuso interesse per quelli che Leonardo ha battezzato “i moti dell’anima” ed è proprio la pittura lo strumento privilegiato della prima indagine psicologica. In questo senso la fisiognomica è lo studio dei tratti esteriori dei “moti dell’anima” interiori. L’intuizione dell’esistenza dell’inconscio, 400 anni prima di Freud, è proprio di Leonardo che nel pensiero 105 del Trattato della pittura dice: “Quell’anima che regge e governa ciascun corpo si è quella che fa il nostro giudizio innanzi sia il proprio giudizio nostro”. La fisiognomica era una disciplina antica, ma Leonardo è il primo che la interpreta in chiave psicologica. Il fatto che il cammino della pittura sia strettamente intersecato con la psicologia, rende la pittura occidentale molto diversa da altre forme di rappresentazione artistica di altre civiltà. Leonardo lega la fisiognomica alla fisiologia dei sentimenti: l’occhio, per esempio, è “finestra dell’anima”, e molte osservazioni di Leonardo sono rivolte al tema dell’espressione dei sentimenti. Un ritratto è riuscito quando il soggetto rappresentato non solo è riprodotto nei suoi tratti fisici, morfologici, ma esprime anche la sua vita interiore, i suoi tratti psicologici. I pittori infatti hanno scoperto la psicologia prima degli scienziati, proprio attraverso l’arte del ritratto. Ultimamente nuovi artisti hanno manifestato interesse per il tema del volto, interpretandolo anche alla luce delle nuove forme di comunicazione e dei nuovi saperi legati alla semiotica. Insomma, il ritratto, che sembrava essere in via d’estinzione, come forma obsoleta di un’arte sorpassata dai nuovi media, è tornato prepotentemente alla ribalta, a conferma del fatto che l’uomo, se vuole mantenere la sua umanità, ci deve mettere la faccia. Secondo Stefano Ferrari, professore di psicologia dell’arte presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Bologna, il ritratto e l’autoritratto in particolare, hanno a che fare con la rappresentazione che diamo di noi stessi al mondo, il processo attraverso il quale diamo un volto alla nostra identità. Dobbiamo offrire un simbolo mediato della nostra essenza. Un processo spesso tormentato che ha a che fare con la formazione dell’immagine interna, che va oltre la propriocezione, la consapevolezza del corpo e del nostro Sé. Secondo l’Autore l’immagine interna sintetizza e racchiude modelli e ideali del Sé, sia interni che esterni. L’autoritratto nello specifico può essere visto come espressione del bisogno di rappresentare se stesso nelle proprie molteplici versioni, di darvi visibilità, maschere che risponderebbero al desiderio definito da Freud di “vivere una molteplicità di vite”.Attraverso l’autoritratto l’artista può offrire all’osservatore diverse versioni di sé, travestendosi e modificando la propria identità, o può mettere in scena il conflitto, il dubbio e l’angoscia riguardo la propria esistenza, tipica degli artisti contemporanei, Van Gogh fra tutti. la fisiognomica contemporanea vuol far emergere dai tratti somatici quella che risiede all’interno nella nostra più profonda essenza, che va oltre le nostre umane conoscenze, identificando la nostra anima con la nostra espressione ed i nostri tratti distintivi. In ogni sorriso in ogni sdegno in ogni smorfia risiede la conoscenza profonda di uno stato d’animo che ci identifica  rendendoci unici nei nostri tratti. guardando negli occhi nel profondo di essi ,  riusciremo a scorgere la sorpresa, la paura , l’ amore, la commozione , il coraggio , il dolore. Riusciremo a scorgere appunto l’anima oltre che uno stato d ‘animo. Le parole possono nascondere, creare maschere la nostra faccia le nostre espressioni non posso nascondere,mentire,  la bellezza risiede  qua, riveleranno ciò che siamo con assoluta e sconcertante verità e nudità. Quella parte tanto timorosa da mostrare agli altri per paura di non essere accettati o semplicemente compresi, nella giusta lettura porteranno all’emersione della verità stessa del nostro io, senza alcuna capacità di fuga senza trovare alcuna maschera da predisporre per la situazione, senza alcuna corazza, il nostro volto riuscirà a far vedere la verità di quello che siamo e sentiamo .Gli artisti con la loro sensibilità, hanno trovato la chiave per poter mostrare la vera essenza che risiede in ognuno, facendo emergere la nostra unicità che è ricchezza per gli altri e comunicazione verso gli altri. Questa mostra vuol mettere in evidenza come attraverso l’arte, all’ interno della ritrattistica possiamo raggiungere la verità di quello che siamo realmente, senza veli , senza maschere , perchè all’artista è donato il compito di donare la verità e l anima di ciò che siamo.

…Imparerai a tue spese che lungo il tuo cammino incontrerai ogni giorno milioni di maschere e pochissimi volti.. (Luigi Pirandello)

Romina Sangiovanni / curatrice e gallerista
ONART Gallery Firenze
via della Pergola 57/61, FI